Fred Schepisi, Anne Costello, John Paul Carlucci and Benny Maria Caltagirone in NY

Union Square Green Market

Agosto 29, 2008 · Lascia un Commento

Lunedì, mercoledì, venerdì e sabato Union Square ospita il più grande farmers’ market della città: frutta e verdura di ogni genere e sorta, purché organic e di stagione, formaggi, pane, dolci (da non perdere Muffin Madness) e altri prodotti bio e soprattutto a km zero.

Non vedevamo l’ora di vederlo questo green market, che contribuisce a rendere la metropoli pIù a misura d’uomo. E non ci ha deluso, infatti ci siamo tornati una seconda volta.

Uno dei banchini del Green Market

Uno dei banchini del Green Market

Quello che colpisce sono alcuni ortaggi da noi mai visti: zucchine bicolore (metà verdi metà gialle), peperoni violacei come melanzane, squash flowers (fiori di zucca) arancio fosforescente, etc. Vanno per la maggiore i sungold cherries, pomodorini giallo-arancio dolcissimissimi. Tasting is believing è il motto del banchino. Non mi faccio pregare e lo assaggio: in effetti incredibimente sweet!

Zucchini!

Zucchini!

Compriamo muffin vegani  e succo di mela e rabarbaro e li gustiamo nel parchetto accanto in compagnia di uno scoiattolo per nulla timido. Che scenetta bucolica!!!

Buoni questi sungold cherries!

Buoni questi sungold cherries!

 

Sarà anche una moda questa del go green, ma niente male..

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Day 6 report

Agosto 29, 2008 · Lascia un Commento

John Paul e Benny Maria sono in partenza; la sera prima in un centro commerciale gli hanno rotto il finestrino dell’auto a noleggio, per fortuna senza furto di alcunché, ma comunque una menata.

Fred e Anne dedicano l’ultima giornata ad approfondire cose-zone più o meno già viste-piaciute e per ultimo shopping. Si riparte dal Flatiron Building, il particolarissimo grattacielo stretto e a base triangolare, per questo chiamato “ferro da stiro”.

Flatiron Building

Flatiron Building

A seguire Union Square e il Green Market, con immancabile succo bio. Nuova tappa da Virgin (enorme) per acquisto dischi e si prosegue a Sud, sulla Broadway, zona universitaria. Entriamo in una interessante libreria e poi andiamo verso Soho.  E finalmente troviamo il banchino che vende i copioni di film e telefilm e non resistiamo… Tappa anche al MoMa design store, sede di Soho e giretto della zona con tutte queste case in ghisa e molta vivacità.

Nel pomeriggio ci spostiamo a Lower Manhattan (zona in grande evoluzione urbanistica) e torniamo a Battery Park per servizio fotografico alla Statua della Libertà, questa volta muniti di cannone in prestito, e cena da “Uno” al Seaport District.

Fresh & Liberty Statue

Fresh & Liberty Statue

 

Oggi il Pier 17 è molto più animato dell’altro giorno, perché ci sono concerti sul molo e Fred si diverte a far foto, soprattutto a fare un po’ di ritratti di personaggi.

Concerto al Pier 17

Concerto al Pier 17

Pubblico al Pier 17

Pubblico al Pier 17

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Day 5 report

Agosto 28, 2008 · Lascia un Commento

Appuntamento con John Paul sulla 5th Avenue all’Apple Store, un negozio che in superficie appare come un leggerissimo cubo di cristallo contrassegnato dall’inconfondibile mela e si sviluppa poi tutto in sotterranea. Fred e John Paul sguazzano in mezzo alle tecnologie, mentre Anne fa una puntatina da Tiffany & Co.

Ci dirigiamo poi a Central Park per farci un altro bel giro nel verde, questa volta a piedi. Qualche gruppo musicale che si esercita-esibisce c’è sempre. Non c’è la stessa quantità di gente di domenica, ma il parco è molto frequentato anche in settimana. Tra uccellini cinguettanti e scoiattoli voraci, costeggiamo uno dei laghetti dove i turisti affittano barchette a remi e ci imbattiamo nella Robert Wagner Cove, un’ansa del lago particolarmente melmosa: la superficie dell’acqua è totalmente ricoperta di alghe verde chiaro, assomigliando più a prato dall’erbetta tenera che a uno specchio d’acqua.

Fred & John Paul

Wagner Cove

Wagner Cove

Andiamo verso Strawberry Fields, luogo dedicato da Yoko Ono alla memoria di John Lennon, sul lato West del parco. Poco lontano da lì, all’ingresso del Dakota Building sulla 72a strada dove abitava, Lennon è stato assassinato nel 1980. I “campi di fragole” non sono altro che un piccolo, grazioso mosaico a terra con la scritta “Imagine”, meta di pellegrinaggi di eterni fan di Lennon e probabilmente sempre omaggiato con fiori freschi e messaggi di pace come quando l’abbiamo visto noi.

Strawberry Fields

Strawberry Fields

 

Dakota Building

Dakota Building

Dopo un veloce pasto (wrap e brownie) in una bakery lì vicino, andiamo verso l’Empire State Building per avere una visione dall’alto. In un negozio poco prima dell’ingresso alla torre, scatta per Carlucci l’acquisto del “cannone”.

Entriamo e con 19$ acquistiamo il biglietto per arrivare fino all’86° piano. Con un’integrazione si potrebbe raggiungere la sommità al 102° piano, ma un po’ tutti ce l’avevano sconsigliato perché la visibilità lassù è scarsa. Code su code, foto con feticcio di King-Kong, ancora code, due ascensori e finalmente usciamo sul terrazzo da cui la vista è davvero spettacolare. Il cannone viene prontamente testato e si rivela subito un ottimo acquisto dato che permette persino di vedere le persone negli uffici delle torri di fronte! Dopo un’accurata documentazione fotografica da ogni angolazione possibile, facciamo coda anche per uscire e non senza una certa commozione ci separiamo, per l’ultima volta. Jonh Paul e Benny Maria la sera stessa hanno una cena e un concerto con colleghi di lavoro di B.M., a Long Island, mentre l’indomani rientrano in Italia.

Vista dall'Empire/1

Vista dall'Empire

Vista dall'Empire/2

Vista dall'Empire/2

Anne e Fred invece chiudono la giornata con una visita al MoMa che nei giovedì d’estate è aperto fino alle 8.45 pm. Ma il tempo è ormai poco e la visita è necessariamente affrettata. Riescono a vedere quasi tutto, sia la collezione permanente, sia le temporary exhibitions e persino anche ad assistere a 15 minuti di un piacevole concerto di musica classica nel cortile del museo. Non ce la fanno invece a vedere ”Home Delivery“, esposizione di modelli abitativi per un modern dwelling allestita all’esterno tra la 52a e la 53a. Complessivamente un’esperienza positiva e in cui si ha la costante percezione di un’organizzazione e un’efficienza maggiori che in qualsiasi nostro museo o galleria. Non parliamo degli aspetti tecnologici: essendoci la free wi-fi, con l’iPhone è possibile connettersi a “MomaAudio” che mette a disposizione il commento audio di alcune opere, senza dover noleggiare alcuna audio-guida.

MoMa

MoMa

Cortile interno del MoMa

Cortile interno del MoMa

Cena da un simil-Charlie appollaiati sugli sgabelli in vetrina e poi si stramazza a letto, a seguire il big speech di Obama a Denver. Yes, we can!

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NY Yankees vs. Red Sox

Agosto 27, 2008 · 2 Commenti

Qui è proprio il caso di ringraziare Benny Maria per aver avuto l’idea di andare a vedere questo partitone di baseball!

Lo Yankee Stadium è nel Bronx ma in occasione delle partite dicono che c’è molto controllo e mediamente gente tranquilla per cui si può andare serenamente in metropolitana. Al termine però è consigliabile tagliare la corda al più presto: la sicurezza sarà anche aumentata ultimamente, ma è sempre il Bronx..

Ovviamente Fred e John Paul vengono filtrati all’ingresso perché muniti di zaino, che è tra le svariate cose vietate nello stadio. Riusciamo a entrare e lo spettacolo è grandioso: stadio gigantesco tutto esaurito e pur essendo all’ultimo anello il campo si vede magnificamente, siamo appena dopo la prima base.

Un lancio in corso

Inno americano e via. C’è anche Jack Nicholson negli spalti, inquadrato sul megaschermo.

Solo Fred conosce le regole a menadito avendo praticato siffatto sport. Vederlo dal vivo (e non solo tramite le vignette di Charlie Brown) ha decisamente il suo fascino, certo è un gioco lento e per vedere un’azione un po’ coinvolgente possono anche passare interi inning. 

2-2. Evvai, ci stiamo difendendo considerato che la sera prima gli Yankees (per cui tifiamo con tanto di cappellino e ditone gigante di spugna) le hanno prese, e non poco, sempre dai calzini rossi. Già perché in questo campionato le squadre si incontrano sempre per tre volte consecutive.

Yankee go!

Poi però, nonostante i vari Matsui, Jeter, Abreu, Rodriguez e compagnia bella, la situazione comincia a precipitare i bostoniani sono in un attimo a 4, poi a 7.

Intanto il vero spettacolo si sta consumando sugli spalti: ragazzoni americani che si scolano una birra dopo l’altra, pacchetti di pop corn intrisi di burro, hot dog. ll tutto oversize, in dosi da noi mai viste. C’è un gran via-vai sugli spalti e a turno più o meno tutti si alzano a trafficare con birre e cibarie, intralciando la visuale dei poverini che sono lì solo per godersi il gioco in pace, come noi. Ecco che il motto della partita diventa presto: Hey dude, you gotta move!, urlato da qualcuno infastidito da tale gozzovigliare disordinato.

Qualche parolaccia o birra di troppo ed ecco che la polizia non tarda a intervenire portando via 2-3 ragazzi (anche una donzella) un po’ esagitati e dalla lingua sciolta. Anche davanti a noi siede un ragazzotto -arrivato già bevuto – che non fa che urlare insulti verso i Boston Socks. Non c’è lamentela o intimidazione che tenga, lui prosegue ininterrottamente con l’unico neurone che gli è rimasto, irritando persino la sua stessa tifoseria. Al 7 inning o giù di lì si presenta un poliziotto e senza giri di parole se lo porta via.

Tutto sto casino ci distrae dalla tragedia imminente: le calzette rosse ci stanno massacrando e con qualche “outtafilda” (come direbbe Matsui), ci schiaccia 11-3!

Nel guadagnare l’uscita dallo stadio, nascondiamo i cappellini perdenti e torniamo safe and sound ai rispettivi alloggi..

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Day 4 report

Agosto 27, 2008 · Lascia un Commento

Dopo Union Square (vedi post dedicato) ci inoltriamo nel Greenwich Village, un quartiere definito anticonformista e un po’ bohémien. Già il fatto che a dispetto del resto di Manhattan non abbia un impianto ortogonale ma alcune vie siano diagonali e altre addirittura curve (che nell’800 gli abitanti hanno difeso con le unghie e con i denti) la dice lunga. St. Luke’s Place è una bella via con casette italiane della metà ‘800, di 2-3 piani e con i classici gradini all’ingresso. L’esatto opposto dei grattacieli visti fino a poco prima, ma la cosa non stona. 

Luke's Place

Luke's Place

In Bleecker St. c’è Magnolia Bakery, un rinomato locale tra l’altro frequente meta di Miranda di Sex and the City. Ma risulta al civico 401 e noi siamo al 77. Rinunciamo a raggiungerlo con ormai le fiacche ai piedi (non in senso figurato). Passiamo all’obiettivo successivo: individuare la casa dove giravano “I Robinson” in Houston street, ma il numero civico sembra da tutt’altra parte della cità (come quasi tutte le strade, anche Houston è lunga diversi km, andando dall’Hudson River all’East River). Ci convinciamo che la fonte dell’indirizzo sia inattendibile e che la casa in questione sia certamente una di quelle graziose che abbiamo visto poco prima.

Per rifarci da queste delusioni, pranziamo (velocemente, sono quasi le 16) al Cafè Reggio in McDougal St., il più antico locale della zona, pare molto frequentato da italo-americani e intellettuali. Panini davvero ottimi e accompagnati da un buon chinotto.

Caffè Reggio

Caffè Reggio

Facciamo poi un giro rapido a Soho, dove sorge la più grande concentrazione al mondo di strutture in ghisa, tutte variopinte e con le classiche scale antincendio esterne. Zona trendy, sede di molte gallerie d’arte e famose marche di design-arredamento. Zona shopping per eccellenza.

Tipica casa di Soho

Tipica casa di Soho

Infine andiamo verso quel che rimane di Little Italy, ovvero una sola via: Mulberry street, ormai circondata-assediata da Chinatown, che pare si estenda a ritmi velocissimi. Molto kitsch e pittoresca la nostra rappresentanza di ristoranti, gastronomie e negozietti di souvenir. Persino i pali dei semafori sono dipinti di bianco-rosso-verde.

Ristorante Puglia a Little Italy

Ristorante Puglia a Little Italy

Ma ecco che Benny Maria ci chiama per dirci che è giunta – dopo la consueta dose di insulti e ostacoli - sulla 51a strada dove ci aspetta per andare insieme allo Yankee Stadium.  

Stasera partitona NY Yankees vs. Red Sox!!!

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Un angolo di paradiso

Agosto 27, 2008 · 3 Commenti

Davanti al nostro Hotel sulla 51a accanto al Messianic bookstore (un tantino di nicchia) si apre un angolo di paradiso: il Greenacre Park, uno spazio privato dedicato al godimento pubblico (traduzione letterale). Colazione to go da Starbucks e ci piazziamo qui a sorseggiate caffè, per un attimo sembra di non essere più nel cuore di manhattan. La cascata d’acqua copre i rumori della cittá che a pochi metri da quì già pulsa frenetica. Ovviamente lo spazio ha una free wifi come tutti i parchi e giardinetti di NYC…. ed ecco che compare il newyorkese quadratico medio di mezza età: sneaker bianca, calzoncini, Apple bianco sotto il braccio, un buon libro, l’immancabile New York Times e il beverone di Starbucks o simili. Partiamo alla volta di Union Square x il green market. Poi Soho e il Village. Stasera partita degli Yankees contro i Red Socks…. Non possiamo mancare!

Greenacre Park

Greenacre Park

Breakfast

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Day 3 report

Agosto 26, 2008 · 9 Commenti

Giornata stupenda: cielo blu e un po’ di vento, meno afa del solito. Oggi si va downtown. Subway fino alla City Hall e da li comincia una nuova giornata di marcia, nonostante i piedi fiaccati. Ci si apre davanti l’imponente Brooklyn Bridge, che si può percorrere a piedi e in bici, su un percorso sopraelevato rispetto a quello delle auto. E via, ce lo spariamo tutto avanti e indietro! Dal ponte c’è una vista mozzafiato su manhattan da una parte, l’East river e Brooklyn dall’altra parte.

Brooklyn Bridge

Brooklyn Bridge

Verso Brooklyn

Si va poi verso Ground Zero, dove ci incontriamo con John Paul. L’area rimasta vuota al posto del world trade centre è impressionante e altrettanto è il cantiere attualmente all’opera. Tutto intorno una selva di torri altissime che rendono il vuoto ancora più evidente.

Cantiere a Ground Zero

Cantiere a Ground Zero

Da segnalare per gli shopping-addicted il 21 century department store, immenso outlet delle migliori marche proprio accanto la voragine.
Dall’altra parte sorge invece il World Financial Centre, altra concentrazione di lussuose torri che ospitano gli uffici delle maggiori società oltre a spazi pubblici e una quantità di negozi e bar.

World Financial Center

World Financial Center

Winter Garden

Winter Garden

Il tutto affacciato su un porticciolo che ospita barche a vela tra cui quelle del Manhattan Sailing Club. Pranzo frugale su una panchina affacciata su North Cove e poi si prosegue attraverso Battery Park che offre una buona vista sulla Liberty Statue e su Ellis Island.
D’obbligo poi un tour per Wall Street, passaggio davanti alla Borsa in mezzo a uomini d’affari in tiro che decidono le sorti economiche del mondo. Non esageriamo..
Per finire visitiamo il South Street Seaport, ex zona portuale dove ora partono i ferries turistici e quelli dèi pendolari. Il Pier 17 è il più turistico-commerciale ma comunque carino e offre una vista unica sul ponte di Brooklyn. Ceniamo li (vedi post dedicato) in compagnia anche di Benny Maria, che sgobba mentre noi ce la scialliamo..

Facciata del NYSE

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Cena al Pier 17

Agosto 26, 2008 · 4 Commenti

Cena al Sequoia con vista sul ponte di Broccolino (vedi foto)! con waterfall annessa. Benny Maria Caltagirone arriva da Long Island per cenare col resto della gang. Si spara 1 1/2 di auto tra pusher e tassisti incazzati come pantere. Ci meritiamo dopo una giornata di grandi camminate frittelle di granchio, scallops fritte, gamberi rosolati e sea-bass (branzino). Il premio e’ pero’ commisurato allo sforzo: la visita al World Trade Center e la ’sgambettata’ di Fred e Anne sul ponte di Brooklyn meritano un premio!

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Day 2 report

Agosto 25, 2008 · 3 Commenti

Il ritrovo odierno di John Paul, Fred e Anne è davanti a St. Patrick’s Cathedral, la maggiore cattedrale cattolica degli States e, dice la guida, magnifico esempio di revival gotico. Il che tradotto per noi italiani – che abbiamo certo molte lacune ma non certo quella delle chiese – significa una riedizione neanche tanto brillante.
Troviamo molto più originale la St Bartholomew’s church dove peraltro campeggia la locandina del programma stagionale di musica: ritratto di J.S.Bach con gli occhiali da sole. Che simpaticoni..
Decidiamo di proseguire con una intermimabile vasca sulla 5th Av. in mezzo a un caos indescrivibile da lunedi mattina. Prima tappa il Rockefeller Centre, un enorme complesso di edifici in stile art deco degli anni venti. Ne fa parte anche la popolare Radio City Music Hall, praticamente un’istituzione.

Radio City Music Hall

Radio City Music Hall

Segue la difficoltosa ricerca della canotta di Rondo, giocatore dei Celtics al negozio dell’Nba sulla quinta strada. Out or stock! ripieghiamo su Wade, altra squadra. Poco oltre la Club House dei NY Yankees: imprescindibile per gli uomini l’acquisto del cappellino, in vista del partitone contro i Red Socks.
Da Barnes & Nobles Fred prende The Urban homestead, a guide to self sufficient living in the heart or the city. In soldoni:come farsi l’orto in cima a un grattacielo..
Ma ecco aprirsi davanti a noi l’imponente edificio della New York Public Library, teatro di improbabili scene in The day after tomorrow. Visitiamo all’interno la main reading room, una sala lettura molto bella la cui superficie copre due interi isolati. Quì è veramente tutto oversize!

Main reading room della Biblioteca

Main reading room della Biblioteca

Pranzo take away da Charlie

Pranzo take away da Charlie

Vediamo poi il mitico Madison Square Garden, dove si aprono gli Us Open il 29 agosto.

Madison Square Garden

Madison Square Garden

E non possiamo ignorare un grattacielo a firma italiana, l’imponente sede del NYTimes progettata da Renzo Piano. E, dopo esserci ricongiunti con Ben Maria,chiudiamo il tour salendo in cima alla Rockefeller Tower (top or the rock observatoon deck) al 67-70 piano, da cui si gode una vista mozzafiato. È una giungla di grattacieli, fa eccezione solo il perfetto rettangolo verde di central park.

Sede del NY Times di Renzo Piano

Sede del NY Times di Renzo Piano

Ceniamo infine alla brasserie Balthazar dopo aver opportunamente prenotato visto che il giorno prima ci era andata male. Giudizio: ottimo

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Day 1 report

Agosto 24, 2008 · 6 Commenti

Domenica 24. Dopo colazione da Starbucks, uno dei mille sparsi per la cittá, Fred e Anne cominciano a esplorare l’upper midtown. Un anziano americano con Labrador li nota e dispensa generosamente una serie di consigli pratici: i classici dos and donts. Non andare mai a Central Park di sera, attenzione agli scippatori nelle subway, free entrance di alcuni musei, best catena di pharmacy, etc. Intanto John Paul e Ben Maria da Long Island all’alba si sono spostati in auto a manhattan per un tour panoramico in elicottero lungo l’Hudson River. E finalmente verso le 10,30 il magnifico quartetto si riunisce alle porte di Central Park.

Carlucci's romance

Carlucci's romance

Cantanti a Central Park, bravissimi, ribattezzati "Jackson Seven"

Cantanti, bravissimi, ribattezzati i "Jackson Seven"

Tra jet lag e lussazioni, si opta per un giro in bici lungo il perimetro del parco. Affittiamo biciclette tipo custom con manubri improbabili e che frenano pedalando all’indietro. Parco gremito di runners, ciclisti, giocatori di baseball, gruppi che suonano, riscio’ per turisti, etc. Uno spettacolo.

Uno dei tanti campi da baseball

Dopo la sfaticata, un ottimo lunch americano da Brooklyn Diner sulla W57th St.

Pranzo al Brooklyn Diner

Pranzo al Brooklyn Diner

A seguire, sulla stessa strada, qualche tappa per rapido shopping: da Kate’s Paperie, paradiso della carta, da Brookestone, tempio dell’elettronica inutile. Ci spostiamo poi in macchina verso sud: Greenwich Village e Soho. Nel raggiungere a piedi Union Square, sulla W 14th St. non resistiamo a Jack Rabbit specializzato in abbigliamento sportivo, specialmente running. Anche qui scattano gli acquisti.. A Union Square bancarelle con merchandising pro Obama e spettacoli di breakdance. Ma la stanchezza inevitabilmente si fa sentire, così riprendiamo la chevrolet per andare verso Soho per cena. La francesissima Balthazar Brasserie (è anche un’ottima bakery) è purtroppo al completo, ripieghiamo sul Caffè Bari, sempre in Spring St., che però non si rivela degno di nota. La serata si conclude alle 9,30 pm: domani c’è chi lavora. Il rimanente trio continuerà l’esplorazione di Manhattan.

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