Qui è proprio il caso di ringraziare Benny Maria per aver avuto l’idea di andare a vedere questo partitone di baseball!
Lo Yankee Stadium è nel Bronx ma in occasione delle partite dicono che c’è molto controllo e mediamente gente tranquilla per cui si può andare serenamente in metropolitana. Al termine però è consigliabile tagliare la corda al più presto: la sicurezza sarà anche aumentata ultimamente, ma è sempre il Bronx..
Ovviamente Fred e John Paul vengono filtrati all’ingresso perché muniti di zaino, che è tra le svariate cose vietate nello stadio. Riusciamo a entrare e lo spettacolo è grandioso: stadio gigantesco tutto esaurito e pur essendo all’ultimo anello il campo si vede magnificamente, siamo appena dopo la prima base.

Un lancio in corso
Inno americano e via. C’è anche Jack Nicholson negli spalti, inquadrato sul megaschermo.
Solo Fred conosce le regole a menadito avendo praticato siffatto sport. Vederlo dal vivo (e non solo tramite le vignette di Charlie Brown) ha decisamente il suo fascino, certo è un gioco lento e per vedere un’azione un po’ coinvolgente possono anche passare interi inning.
2-2. Evvai, ci stiamo difendendo considerato che la sera prima gli Yankees (per cui tifiamo con tanto di cappellino e ditone gigante di spugna) le hanno prese, e non poco, sempre dai calzini rossi. Già perché in questo campionato le squadre si incontrano sempre per tre volte consecutive.

Yankee go!
Poi però, nonostante i vari Matsui, Jeter, Abreu, Rodriguez e compagnia bella, la situazione comincia a precipitare i bostoniani sono in un attimo a 4, poi a 7.
Intanto il vero spettacolo si sta consumando sugli spalti: ragazzoni americani che si scolano una birra dopo l’altra, pacchetti di pop corn intrisi di burro, hot dog. ll tutto oversize, in dosi da noi mai viste. C’è un gran via-vai sugli spalti e a turno più o meno tutti si alzano a trafficare con birre e cibarie, intralciando la visuale dei poverini che sono lì solo per godersi il gioco in pace, come noi. Ecco che il motto della partita diventa presto: Hey dude, you gotta move!, urlato da qualcuno infastidito da tale gozzovigliare disordinato.
Qualche parolaccia o birra di troppo ed ecco che la polizia non tarda a intervenire portando via 2-3 ragazzi (anche una donzella) un po’ esagitati e dalla lingua sciolta. Anche davanti a noi siede un ragazzotto -arrivato già bevuto – che non fa che urlare insulti verso i Boston Socks. Non c’è lamentela o intimidazione che tenga, lui prosegue ininterrottamente con l’unico neurone che gli è rimasto, irritando persino la sua stessa tifoseria. Al 7 inning o giù di lì si presenta un poliziotto e senza giri di parole se lo porta via.
Tutto sto casino ci distrae dalla tragedia imminente: le calzette rosse ci stanno massacrando e con qualche “outtafilda” (come direbbe Matsui), ci schiaccia 11-3!
Nel guadagnare l’uscita dallo stadio, nascondiamo i cappellini perdenti e torniamo safe and sound ai rispettivi alloggi..